1910-2010 Astrazione fatale tra la luce e la struttura

Jacqueline Ceresoli

Estratti dal catalogo “Maria Cristiana Fioretti  Light Abstr-action”, pp. 7-17, Edizioni Gabriele Mazzotta, Siena, 2010

 

[Pag. 7] Nel 1910 a Monaco di Baviera, nella Galerie Thannhauser dove l’anno prima si era tenuta la mostra della Neue Künstlervereinigung München (Nuova Associazione degli artisti di Monaco), furono esposte Composizione II, Improvvisazione 10, Gita in barca, un paesaggio e alcune opere grafiche di Vassily Kandinsky: nasceva così l’astrattismo.

La mostra segnò una rivoluzione senza precedenti: dalla tendenza antinaturalista si liberò l’astrazione, il nuovo linguaggio del XX secolo; soggetto dell’arte non fu più la mimesi delle cose, ma si plasmò la loro interiorità, riflesso dell’emozione profonda dell’essere, mentre il colore divenne opera d’arte.
Kandinsky aprì la strada a un’arte rivolta non più alla conoscenza o alla rappresentazione del mondo, all’essenza delle cose e all’emozione che si avverte quando si percepisce non la realtà in sé, ma la realtà dei fenomeni

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2010 Light Abstr-Action: l’interiorità struttura uno spazio dell’astrazione

[Pag. 9] Cent’anni dopo, nel terzo millennio supertecnologico e digitalizzato, lo stupore per la bellezza del mondo nella sua apparizione epifanica, dall’alba al tramonto di ogni nuovo giorno, si manifesta ancora attraverso i colori dei paesaggi e passaggi di luce. L’interiorità, l’anima e l’arcano suono, il ritmo della natura, la luminosità dell’aria e la trasparenza della luce, sono ancora temi dell’arte contemporanea per rappresentare una sensazione del respiro del mondo.
Maria Cristiana Fioretti, pittrice e scultrice, già nota per “cartografie” cromatiche di orizzonti poetici, sperimentatrice poliedrica di materiali, docente di cromatologia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e direttore artistico del Museo Internazionale dell’Immagine Postale di Belvedere Ostrense (Ancona), celebra la spazialità con strutture di luce per materializzare una tensione verso l’infinito.
Fin dagli esordi l’artista si caratterizza per una ricerca concettuale sui materiali, concentrandosi poi sull’elemento astratto e lirico del colore, unendo l’antimaterialismo di Kandinsky alla scultura, all’oggettualità e tattilità dei materiali naturali e artificiali. Queste sono in sintesi le caratteristiche fondamentali della sua ricerca. “L’arte può esprimersi con qualsiasi forma”, scrive il maestro russo a proposito dell’espressione artistica come necessità interiore, “che cerchi nel soggettivo oggi una forma, domani un’altra”, e per Fioretti queste parole sono regole metodologiche.
Dal 2000, nell’epoca della rivoluzione informatica, del sex appeal dell’inorganico e della tridimensionalità “sensazionalistica”, Fioretti ha scelto di applicare un codice astratto alle opere a tecnica mista, caratterizzate da contrapposizioni tonali e associazioni di effetti cromatici, procedendo per stratificazione e contaminazione di tecniche e linguaggi. È interessata alla forma e al colore, allo spazio e al tempo, alla natura, al variare dei rapporti di luce che determinano forme attraverso gradazioni e tonalità di colori sempre diversi.
Questa ricerca sviluppa quantitativamente e qualitativamente la sperimentazione dei mezzi espressivi tradizionali, giungendo fino alle nuove tecnologie. Nei suoi corsi didattici, oltre a porre al primo posto il principio della necessità interiore dell’arte, secondo il verbo kandinskiano, Fioretti elabora composizioni grafiche che rivelano la conoscenza di Itten e delle attività del Bauhaus, per approdare a una visione e interpretazione strutturale del colore. Le sue lezioni sulla forma e sul colore si basano sulle teorie della percezione già sperimentate a Weimar e a Dessau, sulla conoscenza del lavoro di Moholy-Nagy, sperimentatore di una forma linguistica versatile trasversale, applicabile a tutti i campi delle arti visive, dalla pittura alla decorazione di ambienti, al teatro, all’arredamento, fino all’architettura. Fioretti parte dall’interdisciplinarità delle arti, unendo tecnica e sentimento, pensa a un’arte monumentale, non disdegna l’effetto decorativo e, fin dagli esordi, elabora sculture in cui materiali, massa e volumi evidenziano intersezioni di piani nello spazio.

[Pag. 12] Si distingue nel panorama contemporaneo per un linguaggio originale, poetico, mescolando astrazione pittorica e vocazione scultorea alla necessità di aprirsi a nuove dimensioni. Dato il suo interesse per la natura, il paesaggio e gli effetti atmosferici che lo rendono sempre diverso al nostro sguardo, il suo lavoro presenta analogie con la tradizione paesaggistica orientale, col mondo fluttuante della cultura giapponese e con il romanticismo tedesco; fa pensare alla “teoria dei colori” di Goethe, all’“essenza dei colori” di Steiner, alle poesie di Novalis.
La sua pittura svela dimensioni emozionali “invisibili”, inscritte nella natura, nel paesaggio, e tra la ricerca del suono naturale e la luminosità dello spazio, l’aria si condensa nei suoi colori trasparenti.

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[Pag.13] Il suo lavoro trascrive l’emozione, il sentimento della natura; essendo costantemente immersa e circondata da un paesaggio marino, infinito, aperto e liquido che muta colori e tonalità rapidamente, celebra la natura come inno al movimento. Il suo sguardo è sospeso, giorno dopo giorno, dalla linea di confine tra il mare e il cielo, e tale contrappunto tonale diventa un linguaggio per conoscere i modi di percepire lo spazio reale e immaginario.
Nella sua qualità di docente e ricercatrice di spazi luminosi Fioretti parla non soltanto della pittura o dell’arte compositiva del colore, ma evidenzia i rapporti di queste attività con la natura, la scienza, la musica, la poesia, la tecnologia, maturando una singolare poetica del paesaggio.

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[Pag. 13-14] Così Fioretti, dopo anni di opere da cavalletto, su tela o altre superfici con pittura a olio e acrilica, acquarello e tecniche miste, collage, sculture e stratificazioni polimateriche, cambia registro, studia le nuove tecnologie, s’interessa di light art per espandersi e andare oltre la superficie, oltre il volume scultoreo, con l’obiettivo di costruire uno spazio fisico. Dalla luce in poi comincia a lavorare sul vuoto dove si concretizza l’astrazione.
Alla Casa dell’Energia, in occasione del centenario della costituzione dell’Azienda Elettrica Municipale di Milano, il servizio di illuminazione pubblica che ha permesso agli artisti di guardare la città sotto un’altra luce per immortalarne l’energia come sinonimo dell’arte, si presenta Light Abstr-Action: è la prima installazione di Fioretti site-specific multimediale, realizzata per celebrare l’energia come segno poetico dei linguaggi visuali per eccellenza.
In questo edificio razionalista, austero e monumentale degli anni Trenta si espone un’installazione che interagisce con lo spazio, puntando sull’effetto scenografico, mediante un mix di colori, suoni, proiezioni, light box, luce e opere a tecnica mista per strutturare non un singolo oggetto, ma le potenzialità formali e architettoniche e tridimensionali del colore che definisce luoghi immaginari. Il colore fa immaginare la musica e sentire qualità sonore e musicali di tonalità arcane attraverso sfumature e cromatismi in movimento che prendono forma se proiettate in uno spazio chiuso per trascrivere paesaggi aperti, carichi di energia e tersi come l’aria del mare.
Astrazione, luce, suono e proiezioni interagiscono con l’architettura e sono gli elementi di un’progetto complesso composto da volumi e dimensioni luminose che amplificano la nostra percezione dello spazio.

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[Pag. 14] L’autrice compone non opere singole, ma un progetto unitario creato come uno spartito cromatico, con note tonali contenute in light box verticali, volumi luminosi che interagiscono con lo spazio e invitano lo spettatore a immaginare paesaggi descritti nel segno della luce, nell’evocazione di atmosfere trasparenti come l’aria e in perenne movimento come il mare.
Le proiezioni di tonalità, i contrappunti cromatici, le lettere in dissolvenza, i suoni naturali registrati dall’artista in determinate ore della giornata plasmano una scenografia ideale ed evocativa di un personalissimo “cromo- dramma”, in cui il regista dell’opera non è l’artista, bensì lo spazio-teatro della sintesi tra forma-colore, movimento-suono e luce-trasparenza.

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[Pag. 15] Per la prima volta in questo edificio, considerato Bauhaus simbolico dell’energia, il colore si fa forma concreta e diventa struttura, prende forma tra un volume e l’altro con intersecazioni di linee di forza, puntando sull’allestimento scenografico della luce che sprigiona l’energia primaria della creatività a priori rappresentata da esplosioni, atomi, particelle di tonalità impresse nello spazio […]
La complessa installazione multimediale di Fioretti punta sulla simbiosi tra il colore, il suono e lo spazio attraverso le proiezioni di immagini riprese dalle sue stesse opere: elementi che creano l’impressione, la suggestione di far vibrare lo spazio nella teatralizzazione dell’energia e del significato che tale parola evoca. Le parole, come i colori, si associano alle visioni di paesaggi, sfumature, forme e suoni: tutto dipende dalla nostra sensibilità e capacità di astrazione dallo spazio fisico.
Il soggetto è l’energia creatrice e immaginifica dell’arte, come estensione della sua spiritualità, che si esprime utilizzando diversi strumenti per coinvolgere, smuovere, affascinare lo spettatore nel momento in cui fa esperienza diretta di questo luogo “sovrasensibile”.

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[Pag. 16] Fioretti vive, respira, ricerca, lavora all’aperto. Il suo atelier è il giardino di casa che si affaccia sul mare; è completamente immersa nei suoni naturali e la forma dell’orizzonte prende forma nella sua mente. Dipinge opere, paesaggi di azzurri, dimensioni naturali che prendono forma inserendosi nello spazio e nel tempo, osservando condizioni atmosferiche particolari: il suo orizzonte si inscrive tra il mare e il cielo; nel mezzo, la luce che trascrive colori e forme in perenne movimento.
La sua è una pittura diurna, lo si vede dall’intensità di luce che utilizza per materializzare l’aria tersa e cristallina di passaggi repentini di luce durante il giorno.

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[Pag. 17] Fioretti si muove nella sfera degli infiniti, nello “Sturm und Drang” delle profondità spaziali che evocano paesaggi poetici configurati dalla luce usata come una successione di punti luminosi, per costruire spazi trasparenti come l’aria e profondi come il mare in modo artificiale. Il suo orizzonte è di rappresentare il pensiero, di vedere la profondità del paesaggio; ogni colore è sorgente luminosa strutturata per liberare lo spazio preesistente; e questa spazialità aperta è l’elemento centrale della sua ricerca che pone l’uomo al centro non del vedere, ma del sentire l’energia della vita.